giovedì 17 marzo 2011

Carl Sagan: un giovane astronomo che parlava di dischi volanti


Carl Sagan indimenticato fondatore del Seti a 32 anni parlava di dischi volanti. E' un pezzo di storia della tv quello che si vede nello spezzone CBS fatto rivivere su YouTube dopo un laborioso recupero. In quello stesso anno, il giovane astronomo pubblicava il libro " Intelligent Life in the Universe ", insieme con il sovietico Iosif Sklovskij. In quel libro, una collaborazione scientifica durante la Guerra Fredda, Sagan e il suo collega approfondivano e riflettevano su domande che, purtroppo, non sono cambiate molto mezzo secolo più tardi. Questo sia perché erano visionari nel senso più positivo del termine, sia perchè l'onnipresenza dei pianeti extrasolari non era affatto un dato di fatto nel 1960, anzi al contrario - e tutto lasciava presagire una ricerca di vita aliena un pò più facile da trovare.

"Ricordo bene dove mi trovavo quando l'Era Spaziale ebbe inizio. Il quell'ottobre del 1957 ero uno studente di dottorato in astronomia presso l'Università di Chicago...Ero sicuro che un giorno i voli spaziali sarebbero stati possibili...nonostante questo lo Sputnik 1 mi colse di sorpresa. Non avevo immaginato che i sovietici avessero potuto superare gli Stati Uniti...I sogni di visionari scienziati e scrittori, Kostantin Tsiolkovsky, Goddard, Von Braun, H.G. Wells, Edgar Rice Burroughs, stavano per essere realizzati..." (Carl Sagan, Dream Are Maps: Exploration and Human Purpose, The Planetary Report, 1992) Con queste parole Carl Sagan ricordava l'inizio dell'era spaziale, quando ancora era un giovane e sconosciuto studente di astronomia. Ma fu in precoce età che iniziò a fantasticare su possibili mondi abitati, lassù, nelle profondità dello spazio. "Mi fu assolutamente chiaro che, se le stelle erano come il nostro Sole, dovevano avere dei pianeti e su questi pianeti poteva esserci la vita...Ci pensai quando non avevo ancora otto anni" Con la fantasia che mai lo abbandonerà Carl Sagan iniziò così la sua grande avventura dedicata alla ricerca della vita extraterrestre. Ricerca che gli assorbirà gran parte delle energie e per la quale, probabilmente, viene ricordato insieme alla sua straordinaria vena di divulgatore.

Ma, come avrebbe ricordato Steven Squyres, uno dei suoi migliori studenti, oggi professore alla Cornell University " Illuminati dal suo meraviglioso talento comunicativo, molte persone dimenticano di come egli fu anche un fenomenale fisico". E Sagan fenomenale lo era davvero. Scienziato di prim'ordine e inarrestabile forza motrice della ricerca della vita su altri pianeti, riuniva in se la fervida immaginazione del giovane sognatore con uno scetticismo scientifico che gli consentiva di valutare lucidamente, senza essere sprezzante, sbrigativo o dogmatico, posizioni alternative alle sue. La carriera del giovane Sagan iniziò a sedici anni quando si iscrisse all'Università di Chicago; nove anni dopo, nel 1960, giunse al Dottorato in astrofisica dopo aver conseguito una laurea in fisica e un bachelor (un primo stadio accademico) nelle arti libere. Dopo le fantasie giovanili sugli alieni, la sua vena emerse chiaramente durante un congresso di astronomi incentrato sulle possibilità offerte dalle onde radio nella ricerca di vita extraterrestre.

Fu l'illuminazione sulla via di Damasco. Nel 1962 scrisse un lavoro con Joshua Lederberg, vincitore del premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1958, sulla possibilità che su Marte ci fosse vita. Per un forte sostenitore della vita extraterrestre come lui, la rossa luce del pianeta fu un faro che illuminò a giorno le sue speranze più sfrenate, sebbene amasse ripetere "dichiarazioni straordinarie necessitano di evidenze altrettanto straordinarie". Ma a quel tempo, sul Pianeta Rosso di evidenze (straordinarie) non se ne avevano poi molte. Prima che la missione Mariner 4 sorvolasse il pianeta nel 1965, su Marte si credeva ancora esistessero i famosi canali disegnati da Giovanni Schiaparelli alla fine dell'Ottocento. Con il programma Mariner, Marte cambierà volto: da pianeta simile alla terra a brulla landa desolata fino ad arrivare a un pianeta con un passato, e forse un presente, più vivo e interessante di quanto si poteva allora immaginare.

Non per l'immaginazione di Sagan naturalmente, che entrò a far parte delle squadre che portarono avanti i progetti Mariner e Viking, fino a divenire uno degli elementi più influenti nei programmi di esplorazione della Nasa.Quando la sonda Mariner 9 giunse sul pianeta, nel 1971, mise in luce un pianeta per certi versi inaspettato: un pianeta più vivo e interessante del brullo sasso spaziale che avevano mostrato le missioni precedenti.Questo accese moltissimo l'immaginazione di Sagan. Il quale, proprio dai dati inviati dal Mariner 9, aveva giustamente interpertato quello che gli scienziati avevano chiamato "l'onda di oscuramento". Secondo alcuni ricercatori, tra cui Carl Slipher, quella enorme zona oscura che si vedeva sulla superficie del pianeta altro non era che una zona ricca di vegetazione; per Sagan, invece, non erano piante quelle che si vedevano ma solo enormi tempeste di polvere alzate dai fortissimi venti marziani.

La sonda Mariner 9 dimostrò che Sagan aveva visto giusto. Non per nulla, alcuni anni prima, Sagan aveva saputo ben interpretare l'origine delle altissime temperature sulla superficie di Venere, previste da lui in base a un gigantesco effetto serra. Quando la Nasa varò il programma Viking, espressamente destinato a ricercare tracce di vita su Marte, Sagan, entusiasta sostenitore del progetto, dovette far fronte a numerose accese discussioni, talvolta anche piuttosto surreali con i colleghi scettici e soprattutto poco inclini ad accettare che fosse destinata una immensa somma di denaro a una missione con altissime probabilità di fallimento. Nel libro "Alla ricerca della vita su Marte" Henry Cooper, ricorda le discussioni che teneva con Sagan a proposito di forme di vita macroscopiche (i "macrobi") in grado di lasciare durante la notte file di orme sulla superficie del pianeta. Quando anche Lederberg intervenne, la discussione rasentò il surreale "Dato che su Marte fa così freddo è improbabile che esistano esseri notturni...è più facile che dormano".

Nonostante uno scambio di idee a tratti piuttosto originale, il problema era di quelli davvero impegnativi e la domanda a cui dare risposta era, nella sua banalità, di una difficoltà immensa: come avrebbero dovuto operare le Viking per ricercare forme di vita su Marte? Carl sagan era nel suo ambiente ideale. Dopo aver chiesto ai colleghi una definizione esatta di vita, giacchè alla fine la questione ultima era questa, e una serie di parametri necessari a individuarla, stabilì il suo criterio che chiamò "disequilibrio termodinamico": in breve qualunque cosa potesse richiedere un consumo di energia, avrebbe potuto essere un indicatore di vita. (A proposito di questo sarà chiamato a redigere il testo della parola "Vita", per l'Enciclopedia Britannica) Alla fine le missioni Viking partirono come da programma con i loro esperimenti biologici a bordo.

Nonostante pareri ancor oggi non tutti concordi, le missioni Viking non trovarono prove significative della presenza di attività biologica sul pianeta. Naturalmente Sagan era più incline a pensare che non furono trovate prove concrete che potessero escludere questa possibilità. In quella metà degli anni Settanta, Sagan trovò un valido e altrettanto entusiasta alleato in uno dei grandi pionieri nell'ambito della ricerca di vita extraterrestre, Frank Drake. Insieme portarono avanti un programma di esplorazione cosmica basato sull'utilizzo del potente radiotelescopio di Arecibo. Sagan, infatti, confidava molto sui radiotelescopi e sulle onde radio per inviare e ricevere segnali da eventuali civiltà extraterrestri. Ma non tutti erano entusiasti dei suoi programmi, e non tutti nutrivano per lui grande simpatia. Più di una volta dovette difendersi da colleghi invidiosi e soprattutto da politici poco inclini a indirizzare finanziamenti verso una branca della ricerca per loro così poco produttiva.

"Urge una rete mondiale ben coordinata e strutturata per la ricerca di vita extraterrestre", era il suo grido di battaglia lanciato con la grande abilità di affabulatore quale egli era. Abilità che, appunto gli procurò qualche seria antipatia "Carl era così bravo nelle pubbliche relazioni che gli procurò alcune gelosie da parte di quei colleghi che non erano bravi come lui...", dirà Elliot Levinthal, collega di Sagan per molti anni. Ciononostante, Sagan continuò per la sua strada, tanto da diventare piuttosto influente alla Nasa. Quando l'agenzia spaziale americana si apprestò a lanciare nel 1992, dopo quasi venti anni dalle Viking, la sonda Mars Observer, Sagan non lesinò parole assai critiche nei confronti dell'agenzia per l'approccio grossolano e privo di strategie perseguito nell'ambito della ricerca di vita extraterrestre.

Per Sagan l'invio di una sola sonda dal costo esorbitante era semplicemente ridicolo. Goldin, a quel tempo neo amministratore della Nasa, così ricorderà quei momenti: " ..sosteneva [Sagan, n.d.r.] che quello [il lancio della Mars Observer, n.d.r] non era affatto un programma, era solo uno sporadico evento, l'ultima barca fuori dal porto". E ancora: "Sebbene avessi un mare di cose da fare e avessi parlato con un sacco di gente, Carl mi convinse a sviluppare una strategia, ad avere una visione per Marte". E la strategia, per merito del grande e visionario affabulatore, prese corpo e sostanza. Fu così che, più o meno, nacque un programma ad ampio respiro che prevedeva di lanciare verso Marte un numero consistente di piccole sonde a basso costo con precisi e ben delineati compiti di ricerca.

Il programma ebbe inizio con la fortunata missione Mars Pathfinder del 1996, alla quale si affiancò nello stesso periodo la Mars Global Surveyor. Ma Sagan non fece in tempo a godersi le avventure esplorative del piccolo robot Sojourner; si spense il 20 dicembre 1996 dopo una dura lotta con un male difficile da sconfiggere. In suo onore la base dalla quale mosse i primi passi il Sojourner fu intitolata Carl Sagan Memorial Station.
Bill Murray, illustre geologo del Californian Istitute of Tecnology, con il quale Sagan ebbe modo di intrattenere un vivace dibattito sulle questioni legate alla vita extraterrestre (Murray non era ottimista come Sagan) sperava che, nonostante le discussioni, "la sua grande passione, la ricerca della vita extraterrestre, specialmente quella intelligente, sarebbe fiorita mentre era ancora vivo". Con la scomparsa di Sagan sono andate deluse le speranze di Murray e, soprattutto, si è avvertito il vuoto lasciato da una mente analitica ma originalissima e visionaria di uno che "deve pur avanzare delle idee ai confini del plausibile pre provocare i ricercatori al punto da motivarli...".

Di Carl Sagan, tuttavia, rimane una grande eredità. Seicento scritti scientifici e numerose pubblicazioni divulgative fanno parte di quel patrimonio culturale dal quale attingere a piene mani. Il suo eccezionale talento nel raccontare la scienza lo ha portato a essere autore e curatore di una ventina di libri, molti dei quali bestseller, a condurre una serie televisiva, Cosmos, dal successo mondiale. Senza dimenticare che fu, per dodici, anni editore capo di Icarus, rivista leader dedicata alla ricerca planetaria, nonche cofondatore e primo presidente della Planetary Society ed ebbe una lunga serie di riconoscimenti tra i quali l'alto riconoscimento conferitogli dalla National Academy of Science. Ma più di ogni altra cosa, quello che rimane di Sagan è il suo spirito, sognatore e analitico, visionario e scettico, sempre pronto con la fervida immaginazione di cui era dotato a seguire i dati scientifici e farsi condurre anche su strade alternative o scarsamente battute.

I tanti suoi allievi, che oggi occupano poltrone importanti, sono la migliore testimonianza a ricordo del loro maestro e del suo modo di pensare.
Un modo di pensare libero di sbizzarrirsi come meglio credeva. Non per nulla non solo condusse importanti ricerche sulle origini della vita sulla Terra, dimostrando la possibile formazione di amminoacidi in una atmosfera primordiale di metano, ammoniaca, acqua e solfuro di idrogeno irradiata di luce ultravioletta, ma portò avanti ricerche su branche della scienza apparentemente fuori dal suo ambito di ricerca. Fu lui, infatti, che, insieme a un gruppetto di colleghi, mise in guardia la comunità mondiale all'inizio degli anni Ottanta sul cosidetto "inverno nucleare".
Sagan avvertì che, in seguito a una guerra nucleare, l'atmosfera si sarebbe riempita di una enorme quantità di polvere da ricoprire il pianeta e provocare un brusco e irrefrenabile abbassamento delle temperature, tale da rendere la vita, quella rimasta, praticamente impossibile.

La teoria, secondo quanto ha raccontato Sagan, nacque in seguito allo studio che fece dei dati inviati dal Mariner 9 della superficie di Marte sconvolta da un'enorme tempesta di sabbia. Scrisse una volta su un suo libro (Pale Blue Dot) che "non si può prevedere dove ci porterà la scienza". Di certo, per Sagan, la ricerca scientifica, e in particolare la ricerca della vita extraterrestre era più di un semplice programma di indagine. Oltre al SETI e alla divulgazione Sagan ha combattuto una guerra aperta contro le pseudoscienze e le credenze irrazionali. E' stato un un membro eminente del movimento scettico contemporaneo. L’ultimo libro da lui pubblicato in vita, Il mondo infestato dai demoni, rappresenta una sorta di testamento spirituale in cui Sagan mette in guardia l’umanità contro il proliferare di un nuovo oscurantismo.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1996, viene dato alle stampe il libro Miliardi e Miliardi in cui, in una serie di interventi, Sagan affronta numerosi temi: il valore della scienza, i problemi dell’ambiente, i rapporti tra scienza e religione. Nell’ultimo capitolo, consapevole della sua imminente fine causata da un’inguaribile malattia, Sagan affronta con lucidità il problema della morte. E' stato uno dei promotori dello CSICOP (Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal),in un senso centro il parente dignitoso del nostro CICAP, che oggi purtroppo sarebbe il contrario di quello che Sagan vorrebbe vedere all'opera. Ricordarlo, specie dagli inizi della sua carriera, così appassionato, lungimirante e saggio fa sempre piacere. Contact, il suo straordinario romanzo diventato poi un film, diretto da Robert Zemekis, con interprete principale Jodie Foster è solo uno dei regali che ci ha lasciato.



(da ufoonline.it)
fonte:http://www.ufoonline.it/2011/02/12/carl-sagan-un-giovane-astronomo-che-parlava-di-dischi-volanti/
fonte:http://altrogiornale.org/news.php?extend.6763

mercoledì 16 marzo 2011

Hack: «Sono convinta che ci sia bisogno del nucleare»


Intervistata dal Mattino, l’astrofisica Margherita Hack ha sostenuto che quanto sta accadendo in Giappone non dovrebbe far cambiare idea al governo sul nucleare:
«Sono convinta che ci sia bisogno del nucleare. Ci sono molte paure irrazionali ma non si puà decidere sull’onda dell’emozione. Serve razionalità. [...] È proprio il mio ambientalismo che mi fa dire sì: il nucleare è la fonte che, tutto sommato, inquina meno»

Fonte: http://www.ilpost.it/2011/03/15/hack-%C2%ABsono-convinta-che-ci-sia-bisogno-del-nucleare%C2%BB/

Fonte:http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=Y7PFZ

una mia opinione personale !?:
A volte non riesco a capire se certi personaggi si sono confermati come gli antagonisti del secolo con tanto di ruolo di copertura in attesa di qualche ricompensa oppure pensano realmente quello che dicono! In ogni caso quando ho saputo della notizia non ci sono rimasta felice. Io davvero non ho più parole e non so cosa pensare.

venerdì 11 marzo 2011

La leadership

Nella letteratura socio psicologica il Concetto di leadership è stato definito in molti modi; tuttavia, Hollander 1985 ritiene che l’aspetto più consistente in tale pluralità di definizioni sia l’avere rilevato che la Leadership implica un processo di influenza fra un leader ed i seguaci in ordine al raggiungimento degli obbiettivi di un gruppo , di un organizzazione o di una società. Anche nei gruppi informali è in genere considerato Leader colui che mostra il più elevato livello di influenza . Turner, 1991 ,definisce leader le persone o i ruoli sociali che esercitano maggiore influenza in un gruppo rispetto alle altre persone o agli altri ruoli .Il leader mostra più iniziativa degli altri del gruppo : (Dirige, suggerisce, consiglia , propone idee.. , ecc… ), occupa una posizione elevata nella gerarchia di status e nella rete di comunicazioni del gruppo , si trova nella posizione centrale. Ci si può chiedere perché nelle definizioni di leadership si parli di influenza e non decisamente di potere . Di deve a Moscovici ( 1976) la definizione fra influenza e potere , illustrata principalmente dagli effetti della maggioranza e della minoranza sulle opinioni dell’individuo; l’influenza della minoranza consiste nel produrre accettazione soggettiva di persuasione , mentre quella della maggioranza implica coercizione acquiescenza pubblica. Come nota Turner, 1991 , prima del contributo teorico di Moscovici era normale considerare il potere come base dell’influenza sociale ed il potere sono considerati come processi alternativi di modificazione dei comportamenti degli altri . Se l’influenza è dunque il tratto distintivo del leader , possiamo chiederci quali siano i motivi che rendano alcune persone in grado di influenzare gli altri più di quanto siano esse stesse influenzate . Uno dei primi tentativi di risposta a tal quesito è stato quello di reperire le caratteristiche , i tratti di personalità che distinguono i leader dagli altri . Una rassegna di Stogdill (1974) , che tiene conto di 163 studi compiuti fra il 1948 e dil 1970 , indica come più tipici di un leader i tratti seguenti: propensione alla responsabilità e alla esecuzione del compito , forza e tenacia nel perseguire gli obbiettivi prescelti, temerarietà e originalità nell’affrontare e risolvere problemi , tendenza a prendere l’iniziativa in diverse situazioni sociali , fiducia in se stesso e forte sentimento d’identità , disponibilità ad accettare le conseguenze di decisioni ed azioni , prontezza nell’assorbire lo stress e capacità di tollerare frustrazioni , abilità nell’influenzare gli altri, capacità di strutturare il sistema di interazioni sociali in vista del risultato .Come dice Hollander (1985) nella sua rassegna sulla leadership , ricerche come quelle considerate da Storgdill non hanno individuato un set consistente di tratti di personalità che distingua il leader dagli altri o che permetta di predire chi diventerà leader , poiché i comportamenti delle persone tendono a variare a seconda delle situazioni ed i tratti non somatici ma dinamici. Questa considerazione inficia l’idea del “Grande Uomo” (basata, come detto , sulla ricerca dei tratti di personalità caratterizzanti il leader) porta, secondo Hollander, a due sviluppi teorici interrelati tra loro : da un lato lo studio sul comportamento di leader e dall’altro l’emergere dell’approccio situazionista. Per quanto riguarda il comportamento del leader si può fare riferimento alle ricerche di Bales e Slater (1955) . Secondo questi autori i leader servono essenzialmente a due tipi di funzioni : ad assicurare che il clima di gruppo sia armonioso mostrando considerazione nei confronti dei membri (il cosiddetto leader Socio-emozionale) e realizzare il compito , mostrando le migliori idee utilizzando le migliori idee e organizzando il lavoro di gruppo (il cosiddetto leader centrato sul compito ) . Difficilmente queste due funzioni della leadership (il centraggio sul compito e il centraggio sulle relazioni ) si trovano nella stessa persona.; Slater ha ipotizzato due ruoli siano complementari . Anche la ricerca sulla leadership della Ohio State University iniziata nel 1947 (cfr. la descrizione offerta nella rassegna di hollander 1985) , in cui venne usato come strumento il questionario invece che l’osservazione del comportamento come nelle ricerche di Bales e Slater , mise in luce due principali linee comportamentali dei leader : la considerazione nei riguardi dei membri del gruppo (comportamenti di aiuto nei confronti dei subordinati., fare loro dei favori, essere amicale e disponibile , fornire spiegazioni) e la capacità di strutturazione (portare i subordinati a seguire le regole e procedure , mantenere standard di produzione , rendere esplicite le differenze di ruolo fra leader e subordinati ) . Un altro esempio di studio basato sul comportamento del leader può essere considerato il celeberrimo lavoro di Lewin , Lippit e White (1939) sullo stile della leadership (distinta in tre modi: autoritaria , democratica e laissez faire ) e le sue conseguenze sulle produttività e il morale del gruppo . Secondo Turner (1991) lo stile democratico e quello autoritario rappresentano rispettivamente il leader socio emozionale e quello centrato sul compito e possiamo chiederci se il leader ideale sia quello che incarna entrambi gli stili oppure l’uno o l’altro alternativamente a seconda delle richieste situazionali. Da parte nostra , non siamo certi che si possa veramente fare un parallelo fra gli stili di leader chip di Lewin e White e quelli proposti da Bales e Slater per le diversità d’impostazione delle rispettive ricerche .L’approccio situazioni sta si fonda sull’idea che il leader deve assolvere diverse funzioni in situazioni che comportano compiti diversi. Il contenuto e il contesto dell’attività determinano differenti richieste di comportamento ( Argyle e Little 1972) . A questo proposito Carter e Nixon (1949) posero a coppie di soggetti tre compiti di Natura diversa da eseguire e trovarono che molto raramente lo stesso individuo poteva emergere come leader in tute e tre le situazioni . Fra gli elementi situazionali che possono riguardare la leadership si possono annoverare i climi competitivi e cooperativi , la stabilità o l’instabilità ambientale , la grandezza del gruppo. Fra i fattori situazionali collegati all’emergere di un leader , hemphilll (1961) ha sottolineato l’importanza della Natura del compito e la presenza nel gruppo di un membro con esperienza di leadership. Secondo Hollander (1985) , l’approccio situazioni sta , che pure ha avuto il merito di superare le teorie dei tratti di personalità , ha esagerato nel’altro senso , in quanto trascura in modo troppo marcato le caratteristiche delle persone che occupano ruoli di leadership; in tal senso l’approccio situazionista non spiega , per esempio, perché in certe situazioni emerga come leader una persona piuttosto che un’altra a parità di competenze relative al compito. Il situazionismo puro appare come un approccio esagerato , da un lato in quanto centrandosi su di una definizione riduttiva di situazione (ridotta a richieste relative al compito ) trascura elementi importanti per comprendere l’emergere di un leader , come la struttura , la storia , le dimensioni e le risorse del gruppo , elementi che pure fanno parte della situazione . dall’altro lato, esso non è in grado di offrire una visione dei processi relazionali fra il leader ed i seguaci nel tempo (per esempio , i motivi dell’avanzamento o della perdita di status , l’emergere della leadership ed il suo mantenimento). Il modello della contingenza proposto in prima istanza da Fielder (1964) e successivamente con alcune trasformazioni da altri autori (hollander, 1985) cerca di introdurre un’idea interazionistadella leadership, la cui efficienza dipende dalla corrispondenza fra l stile adottato dal leader e il controllo che quest'ultimo possiede della situazione . Lo stile dellla leadership si basa sulla distinzione fra Bales fra leader centrato sul compito e leader centrato sulle relazioni e viene misurato con il punteggio Lpc (least preferred co-worker) ottenuto chiedendo alle persone di descrivere su varie scale bipolari (per esempio , amichevole/ostile , collaborativo/non collaborativo ecc… ) il collaboratore con cui è stato difficile lavorare . Coloro che esprimono dei punteggi basi (basso LPC) descrivono in termini piuttosto sfavorevoli il loro collaboratore e sono considerati come essenzialmente centrati sul compito” (cioè adottano abitualmente questo stile di leadership ) mentre coloro che ottengono un elevato Lpc descrivono piuttosto favorevolmente anche il collaboratore meno perfetto e sono considerati come centrati sulle relazioni” . Questi orientamenti del leader possono essere più o meno efficaci a seconda dei tre principali fattori presenti nella situazione : la qualità dei legami leader-membri (cioè l’atmosfera di gruppo) , il livello della struttura del compito (definitezza dello scopo ,, dei metodi di soluzione , del prodotto finale ) il livello del potere del leader ( avere a disposizione sanzioni e premi , poter controllare i membri) . I risultati principali delle ricerche compiute sulla base del modello di Filder mostrano il seguente andamento : i leader centrati sulle relazioni (altro Lpc) hanno migliori prestazioni in condizioni di controllo o alto o basso della situaizone. In altri termini, i due tipi di leadership funzionano bene in alcune situazioni ma non in altre . Il modello di Fider ha suscitato critiche , ma anche consensi , sui quali nella sede presente , possiamo soffermarci a lungo ; una delle principali critiche riguarda il puntegigo del Lpc di cui si contesta sia la chiarezza teorica , sia la procedura metodologica attraverso cui è ottenuto . In ogni caso il punteggio Lpc rimanda in qualche modo ad una stabilità comportamentale del leader , che ricorda in parte le teorie dei tratti. Nella rassegna sugli sviluppi storici del concetto di leadership, Holander (2985) definisce come modelli Transizionali quei paradigmi , sviluppatasi parallelamente talora anche anteriormente ai modelli della contingenza , che insistono sulla relazione bidirezionale fra leader e membri del gruppo è altrettanto vero che questi ultimi influenzano con le loro aspettative richieste (esplicite o implicite) il leader stesso. Il termine “transizione” vuole appunto indicare questo ruolo più attivo dei membri coinvolti in uno scambio bidirezionale col leader. E’ chiaro come in un ottica di questo tipo la leaderschip venga studiata nei suoi aspetti processuali di influenze e controinfuenze, aspetto questo completamente trascurato dall’ottica tradizionale che vede il leader come unica fonte di influenza . Uno studio Europeo che si pone in tale linea più dinamica e processuale è quello di Merei (1949) , in cui venne studiato l’effetto dell’ammissione di nuovi membri (he erano bambini più grandi e leader nei loro gruppi dei pari ) in un gruppo preesistente di bambini di una scuola materna . Le osservazioni di Merei mostrano che divennero leader del nuovo gruppo solo qui bambini che furono capaci di aggiustar il proprio comportamento alle norme , abitudini , tradizioni del gruppo.; sol successivamente e con una certa cautela , introdussero delle innovazioni di gioco, accetate dal gruppo . I bambini che tentarono di fare valere la propria autorità non furono seguiti. Anche nella teoria della leadership di Hollander (1958; 1964; 1978) viene considerata come punto fondamentale questa dinamica di iniziale adesione alle norme del gruppo e di successiva immissione di idee nuove. Hollander, parla di “credito Idiosincratico” che il leader deve conquistare presso il gruppo; questo credito viene guadagnato negli iniziali contratti fra i membri del gruppo e l’aspirante leader attraverso le prove della sua competenza (cioè i contributi che egli può dare ai principali scopi del gruppo ) e della sua adesione (Hollander parla anzi di “lealtà”) alle norme di gruppo . La credibilità che può essere acquistata da un aspirante leader presso il gruppo, si basa, secondo Hollander (1982) , su almeno quattro fonti di legittimità : la conformità iniziale alle norme di gruppo ; l’essere scelto dal gruppo e non imposto dall’esterno ; dare prove di competenza nel perseguire gli scopi di gruppo ; l’identificazione col gruppo. Secondo Brown (2000) , la teoria di Hollander, è certamente più dinamica di quella di Fielder e spiega in modo nettamente più convincente cambiamenti processuali che avvengono all’interno di un gruppo , anche se il suo limite è quello di non tenere in considerazione le ripercussioni delle relazioni “intergruppi “ nella gerarchia interna del gruppo , come invece hanno fatto Rabbie e Bekkers (1978) . Essi hanno provato sperimentalmente che quando una è insicura è più probabile che relazione con l’Outgroup siano di tipo competitivo , soprattutto quando la posizione dell’ingroup rispetto all’outgroup è percepita come più forte .
Fonte: Bibliografia
Manuale di Psicologia Sociale - Augusto Palmonari, Nicoletta Cavazza, Monica Rubini
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Finchè ci siamo mettiamo anche questo post per concludere il discorso sui gruppi, prese di potere, organizzazioni ecc...ecc.... Ci piace che la gente ne prenda atto e non rimanga immersa nell'ignoranza così almeno è più responsabile delle proprie scelte di vita in qualsiasi ambito.




Samantha Buldrini

sabato 5 marzo 2011

Il Potere nel gruppo



Potere e Controllo
Discutendo di status, ruoli, norme e reti comunicative , abbiamo visto che all'interno di ogni gruppo le posizioni dei vari membri possono essere più o meno centrali o periferiche; in altri termini, dobbiamo considerare il rapporto dominanza-sottomissione come uno degli aspetti strutturali della vita di gruppo.
Il potere implica la capacità di influenzare o di controllare altre persone  (Levine e Moreland, 1990 )
(French e Raven,1959) sostengono che il potere è un influenza potenziale di O su P ; il potere di O è misurato dalla sua massima influenza quanto possibile , per quanto egli possa scegliere di esercitare meno potere di quanto effettivamente dispone. Nella realtà è raro che il potere derivi da un unica fonte; esistono vari tipi di potere in quanto le variabili diverse che possono essere altrettante basi di potere .
Per quanto esistano senza dubbio molte possibili fonti di potere ( French e Raver 1959) , ne definiscono cinque, considerate come particolarmente comuni e importanti.
1- Il potere della ricompensa (reward power) , che si basa sull'abilità  o di O nel dare o promettere a P ricompense, di tipo materiale o simbolico. La forza di questo potere aumenta con l'ampiezza delle ricompense che P percepisce di ottenere da O.
l'uso delle ricompense fa aumentare l'attrazione di P per O e può trasformare il potere di ricompensa nel potere di esempio.
2- Il potere Coercitivo , può essere considerato simile al potere di ricompensa visto nella valenza , in quanto O può influenzare su P attraverso sanzioni punitive , effettivamente comminate o minacciate . Il potere coercitivo riduce l'attrazione di P per O  perciò esso deve corredarsi di forze restrittive che limitino la possibilità di P di fuggire dal campo di azione di O.
Sia il potere di ricompensa sia quello coercitivo possono indurre comportamenti di conformismo esteriore , ma non adesione autentica del "dominato" e del "dominatore".
3- Il potere legittimo di O su P è il potere che proviene da norme interiorizzate da P, norme che stabiliscono che O ha il diritto legittimo di influenzare P e che P stesso è obbligato ad accettare quest'influenza.
Le basi del potere legittimo possono essere nei valori di una certa cultura , che conferiscono autorità ad alcune persone in base a certe caratteristiche possedute ( anzianità, appartenenza ad una casta, essere maschi o femmina, ecc.. ) , o in base al fatto che nella struttura sociale O occupa una posizione di leader o sulla base di un designazione sociale legittima quale un'elezione. Anche se il potere legittimo si fonda su norme e valori interiorizzati, che renderebbero in linea di principio non necessario il ricorso a premi o punizioni, in realtà il potere legittimo ricorre all'impiego di sanzioni positive o negative. Il ricorso a quest'ultime, in specifico, può essere più accettato che nel caso del potere coercitivo, almeno fino al momento in cui P considera legittimo il diritto di O di punire i comportamenti non conformisti.
4- Il potere d'Esempio o potere di Riferimento ( Referent Power) le cui basi sono poste nell'identificazione di P con O , indifferentemente che O sia una persona o un gruppo.  Più grande è l'indentificazione di P con O  , più è elevato il potere di O su P. I concetti di "Gruppo di riferimento" e di "suggestione da prestigio",
possono essere considerati come illustrazioni del potere d'esempio.
In taluni casi questo tipo di potere si limita solo ad alcuni ambiti , rispetto ai quali svolge la sua influenza senza coinvolgere altri. Da rilevare che no sempre P è consapevole del potere di Esempio che O esercita su di lui .
5- Il potere di Competenza ( Expert Power) si basa che P ritiene O un'esperto in un determinato ambito, questo tipo di influenza sociale riguarda la struttura cognitiva di P e probabilmente non altre aree.
Perchè si realizzi il potere di competenza sono necessarie almeno due condizioni: P deve pensare che O abbia le conoscenze rispetto ad un dato ambito; P deve avere fiducia che O dica la verità.
French e Raven , distinguono il potere di competenza dal potere dell'informazione, in quanto il primo, si basa sula credibilità di O nel quadro di una più o meno durevole relazione fra O e P , mentre il secondo si basa sulle caratteristiche dello stimolo, quali ad esempio la logica dell'argomentazione o l'evidenza dei fatti , ed è
" Impersonale"  , nel senso che non implica alcuna relazione fra O che offre l'informazione e P che la riceve .
Il potere di competenza è più limitato del potere di esempio, sia perchè riguarda solo la sfera cognitiva , sia perchè è per sua natura limitato ad un ara specifica.
Potere e denaro
Minguzzi (1973) promuove alcune critiche alla tipologia del potere designata da French e Raven, in quanto essa , non rende conto dei rapporti economici ( che possono essere fonte nei gruppi naturali) ne delle motivazioni di chi accetta la fonte d'influenza fra le quali l'autore ipotizza l'esistenza di processi persuasivi tramite il controllo delle comunicazioni.

Fonte: Bibliografia
Psicologia Sociale - Augusto Palmonari, Nicoletta Cavazza, Monica Rubini

Una considerazione personale : L'ingenuità popolare non è eterna .....................


Penso che possiate  immaginare il perchè di questo post ...
ultimamente si aiuta le persone non per difendere una causa giusta ma per difendere quella che è la propria causa personale , distinta dalle altre , inoltre si fa molta , tanta bella pubblicità per questioni di Buonismo e Convenienza ... Per chi sa.. intenda.. 


Samantha Buldrini 

domenica 30 gennaio 2011

Cervello: effetti della meditazione


Quali sono sul cervello gli effetti della meditazione? Si tratta di un argomento molto discusso, al quale hanno tentato di dare una risposta precisa i ricercatori del Massachusetts General Hospital, che hanno portato avanti uno specifico studio
sull’argomento, arrivando alla conclusione che le tecniche di rilassamento sono in grado di modificare la materia grigia.

Gli effetti della meditazione sui meccanismi mentali sono noti da tempo. Una ricerca aveva già messo in luce che la meditazione migliora la memoria. Conosciuti sono anche i benefici contro lo stress, ma la ricerca in questione è riuscita a dimostrare di più: bastano due mesi di meditazione per riscontrare un aumento della densità della materia grigia nell’ippocampo, quell’area cerebrale che può essere considerata il punto di riferimento fondamentale per tutto ciò che riguarda la memoria e l’apprendimento.
Ecco perchè la meditazione è utile per il cervello degli st
udenti. Ma c’è di più. I risultati della ricerca hanno inoltre portato a comprendere che delle modifiche sostanziali in seguito alla meditazione si possono riscontrare anche nell’amigdala, regione cerebrale implicata nell’ansia e nello stress.
Come hanno spiegato gli esperti, tuttavia non bisogna credere che due mesi siano sufficienti per fare piazza pulita di ogni forma di stress. In sostanza per risultati più ampi ci vuole ben altro, anche se la ricerca ha aperto prospettive interessanti p
er ciò che concerne la possibilità di proteggere il nostro cervello dagli effetti deleteri determinati dai disturbi connessi allo stress, come ad esempio il disturbo post-traumatico da stress.
Via | Salute 24



giovedì 25 novembre 2010

La persuasione e la psicotronica

Articolo correlato: Coscienzaevoluta, Espandere la coscienza con i viaggi astrali, 2010

Sull’ultimo numero di “X Times” è apparso uno studio a firma di Luigina Marchese, intitolato “I persuasori”. L’autrice, che si è occupata tra l’altro di scie chimiche in precedenti articoli, focalizza l’attenzione sul tema dei messaggi subliminali e sul controllo delle masse. E’ argomento spinoso e complesso che la Marchese affronta con l’equilibrio e la sagacia che la contraddistinguono.

La ricercatrice indipendente considera in modo molto opportuno le scie chimiche come il punto di partenza privilegiato per la disamina dell’intero problema, perché sono proprio le chemtrails, con tutto il corollario di operazioni collegate (disinformazione sulla Rete ed all’interno di riviste pseudo-scientifiche e pseudo-alternative, propaganda più o meno subliminale, contraffazioni orwelliane…) a costituire un nervo scoperto. L’indagine in oggetto analizza la manipolazione di immagini e testi, le strategie occulte tese ad orientare i consumi, le suggestioni… per classificare le varie tipologie di messaggi subliminali.

Un’altra classificazione è, a nostro parere necessaria, ossia occorre distinguere tra controllo cerebrale, attuato con onde elettromagnetiche ed ultrasuoni (si pensi agli esperimenti di Persinger); controllo mentale (James Vicary); controllo(?) della coscienza. Vero è che cervello e mente sono collegati, ma è probabile che siano due realtà distinte, come lascerebbero concludere studi di frontiera originati recentemente soprattutto dalla fisica quantistica (Penrose et al.): se l’encefalo è una sorta di trasduttore di segnali, la mente, substrato del cervello, potrebbe, invece, essere una manifestazione di un “ordine implicito” (Bohm) capace di attingere, in condizioni particolari, ad informazioni contenute in una dimensione non-locale, di sconfinare in regioni "sottili", metafisiche. Si intende, però, che è difficile tracciare dei confini precisi, sicché con l’espressione “controllo mentale ”(mind control) ci si riferisce in realtà ad un “controllo cerebrale”.

Per quanto riguarda poi la possibilità di influire sul subconscio e sull’inconscio (i due termini non sono intercambiabili: sul loro significato e sul campo di applicazione di questi concetti il dibattito è acceso), è evidente che ci si avventura in un territorio molto accidentato. Le teorie circa il “funzionamento” e le caratteristiche dell’inconscio sono molteplici e spesso in contrasto tra loro, con orientamenti psicanalitici, junghiani, strutturalisti etc. che non di rado paiono compiacersi di una voluta oscurità delle ipotesi formulate più che mirare ad elaborare modelli esegetici comprensibili al grande pubblico. Altri indirizzi psicologici, invece, come il cognitivismo ed il comportamentismo si concentrano sulla psiche, negando l’esistenza di strutture profonde o relegandole nel non analizzabile. Si potrebbe qui asserire che l’inconscio (o superconscio?) è una sfera i cui connotati, a causa della sua intrinseca natura, sfuggono ad interpretazioni univoche e semplici. Forse, però, è l’inconscio (inteso come mondo archetipale, transpersonale, memoria psichica e genetica) ad agire sul singolo e non il singolo (sia pure una somma di individui molto potenti, cioè grosso modo il sistema) ad agire sull’inconscio.

Se quindi, come pensiamo, il controllo è circoscritto – ed è comunque ambito importante e vulnerabile - al cervello e, in parte, alla mente, resta una soglia che forse non è agevole varcare. Una coscienza vigile, addestrata può contrastare in modo efficace la propaganda e l’invasione dei messaggi obliqui che trovano la loro forza di penetrazione soprattutto nella ripetizione ossessiva, nel martellamento mediatico cui siamo sottoposti dai media di regime, nell’indottrinamento perpetrato attraverso il cosiddetto sistema formativo, dagli asili agli atenei, vivai di lividi disinformatori e di “scienziati” servi.

La tecnologia poi funge sia da strumento psicotronico (onde elettromagnetiche) sia da sirena che ammalia gli uomini, distogliendoli dalla natura e dal vero significato della vita.

Se si concentra l’attenzione sulle chemtrails, vedremo che l’aspetto più insidioso è dato dalla normalizzazione dell’orrore che la Marchese bolla come “anomalia che diventa norma”. L’assuefazione ad uno spettacolo di cieli sfregiati riguarda in primo luogo la vista, il senso più astratto e più potente nell’uomo contemporaneo: qui dunque più che di messaggi surrettizi, che pure non mancano, si deve vedere all’opera un bombardamento percettivo atto a creare un ambiente in cui il grigio, nei sensi ottusi dei percipienti, è il colore più vivace, dove la lenta, inesorabile trasformazione del pianeta in deserto e dell’umanità in massa amorfa, siano visti e vissuti come insignificanti pori su una pelle liscia.


(1) La D.A.R.P.A. ha creato un’apparecchiatura per stimolare il cervello: si tratta di un casco, basato sul principio del T.M.S. (Transcranial pulse ultrasound), che emette ultrasuoni in grado di agire su alcune aree cerebrali con una precisione sbalorditiva. Il professor William Tyler, neuroscienziato dell’Arizona State University, spiega: “Questa tecnica potrà procurare dei vantaggi strategici (sic) ai nostri soldati; abbiamo ideato un prototipo di elmetto equipaggiato con trasmettitori di ultrasuoni controllati da un dispositivo esterno”. In pratica, è una sorta di comando attivabile dagli stessi militari o dagli alti comandi per controllare a distanza la mente delle truppe. (Si veda l’articolo di Federico Guerrini, Soldati-robot comandati con gli ultrasuoni, riportato su "X Times" n. 25, novembre 2010, all’interno della rubrica “Reports dal mondo”).

un pianeta di un'altra galassia


La Via Lattea ha catturato un pianeta di un'altra galassia.
Intercettata una corrente di stelle di una galassia nana già inglobata a 2 mila anni luce dalla Terra.

MILANO - Gli astronomi hanno scoperto il primo pianeta proveniente da un’altra galassia. Il risultato ottenuto da un gruppo di scienziati europei con il telescopio da 2,2 metri dell’Eso sulle vette di La Silla in Cile. La scoperta, riferita da Science, è importante per due motivi e ha risvolti intriganti. Innanzitutto dopo anni di delusioni nella caccia a pianeti extrasolari appartenenti a galassie che non fossero la nostra Via Lattea finalmente la cattura è arrivata. E ciò grazie a un comportamento di estrema violenza della nostra isola stellare la quale ha compiuto un atto di «cannibalismo galattico» come lo chiamano gli astronomi.
GALASSIA NANA - Nel cosmo è abbastanza frequente. Così è accaduto che abbia intercettato una corrente di stelle in viaggio nelle vicinanze e che l’imponente forza gravitazione della Via Lattea ha finito per divorare, inglobandole. Esse appartenevano a un galassia nana già «mangiata» dalla Via Lattea tra sei e nove miliardi di anni fa. Il secondo aspetto riguarda la stella (HIP 13044) e il suo pianeta catturati, che si trovano a 2 mila anni luce dalla Terra nella costellazione meridionale della Fornace. Si è infatti scoperto che l’astro-madre è una gigante rossa, cioè una stella alla fine della sua vita che già si è espansa dopo aver bruciato tutto l’idrogeno che la faceva brillare ed ora si alimenta con l’elio rimasto. È quello che succederà anche al nostro Sole fra circa 5 miliardi di anni decretando la morte della vita sulla Terra. Anzi ciò si verificherà molto prima, perché quando la stella muore espandendosi, lancia nello spazio un fiume di particelle e gas che spazzerebbero mortalmente l’ambiente terrestre. Inoltre lo spingerebbero anche più lontano.
FINE - Ora è stato osservato che il nuovo pianeta, simile come taglia e caratteristiche a Giove, è vicinissimo all’astro-madre. Ciò è attribuito all’espansione dell’astro e al suo contenuto effetto di spostamento. In conclusione, non solo si è scoperto il primo pianeta di un’altra galassia ma si è visto pure nella realtà quello che succederà in futuro al nostro sistema solare. Studiarlo, dunque, è una grande opportunità anche se questo non fermerà l’inesorabile fine: almeno ne conosceremo meglio i dettagli.

giovedì 18 novembre 2010

Gli scienziati registreranno i nostri sogni


E se riuscissimo a spiare le esperienze oniriche degli altri? Un team di studiosi alle prese con i meandri del cervello arrivano ad una conclusione: si può fare.

Un team di scienziati legati all’autorevole rivista Nature ha messo a punto un sistema di “lettura” delle attività cerebrali. Il Dottor Moran Cerf, in un articolo del Telegraph, afferma che in particolare l’applicazione del nuovo sistema sarebbe destinata allo studio dei sogni, argomento rimasto oggetto di teorie e speculazioni ma mai di vere e proprie prove sperimentali. Finora, l’unico modo per entrare nel merito del contenuto dei sogni era quello di chiederne informazione ai pazienti in stato di veglia.

UN CONCETTO, UN NEURONE – Quello che il Dottor Cerf vuole ottenere è la visualizzazione dei sogni attraverso il monitoraggio delle attività cerebrali: secondo le sue ricerche alla “somministrazione” di vari concetti corrisponde l’attivazione di uno stesso numero di neuroni associati. Esempio: il neurone X si attiva quando il paziente pensa a Marylin Monroe, il neurone Z si attiva alla vista della Tour Eiffel. Il paziente, collegato al sistema attraverso elettrodi installati nel suo cervello tramite una procedura chirurgica piuttosto invasiva (tranquilli, non sono cavie trapanate per l’occasione ma pazienti in cura per contrastare le convulsioni), potrebbe quindi essere “messo a nudo” mentre dorme rendendo visibili a tutti i contenuti dei suoi sogni. Ovviamente questo non racconterebbe niente di nuovo dal punto di vista dell’interpretazione, posizione confermata in un articolo della BBC dal Dottor Roderick Oner, esperto di sogni e psicologo clinico.

PENSARE UNA E-MAIL – Cerf è entusiasta e ottimista e sostiene che le ricerche in questo ambito stanno andando a un ritmo tale che presto sarà possibile visualizzare l’attività cerebrale senza trapanare il cervello dei pazienti. “Sarebbe bello avere accesso alla mente umana specialmente in quelle situazioni in cui soggetti non riescono a comunicare, come nei casi di coma. (…) in un futuro, potremmo inoltre iniziare a scrivere le e-mail solo pensandole oppure trovarsi davanti agli occhi un flusso di informazioni solo immaginate”. Ma vediamo ora i limiti di questa prospettiva: pensiamo un attimo alla quantità di concetti astratti e concreti che possono essere evocati in un sogno brevissimo. La visualizzazione di uno di questi avviene solo ed esclusivamente nella misura in cui sia stata inserito in database attraverso la fase preparatoria sul campione. Poco importa rilevare l’attivazione del neurone W se non so questo a quale concetto è associato. Questo suggerisce che la strada verso la proiezione dei sogni è ancora lunga e che sognare rimane ancora un esperienza privata. Per adesso.
di Viola Afrifa

domenica 14 novembre 2010

GLI UFO, GLI ALIENI E L'UFOLOGIA DI GO NAGAI

Filmato RARISSIMO di Go NAGAI che essenzialmente raccoglie la sua visione degli UFO, degli alieni e dell'ufologia.
Ci sono illustrati praticamente dei casi che realmetne esistono nel mondo dell'ufologia.
Il tutto è sottotitolato in italiano e parlato in giapponese.

Michio Kaku parla di ufo e di alieni

Michio Kaku è un fisico teorico tra i più autorevoli. Si è laureato con lode ad Harvard nel 1968 ed ha conseguito il dottorato al Berkeley Radiation laboratori nel 1972. E' stato il co-fondatore della teoria delle Stringhe e un pioniere di quella delle Superstringhe. Attualmente è professore di fisica teorica al "City College and the Graduate Center" dell' Università di New York. E stato professore esterno sia all'Università di Princeton che a quella di New York City Il suo obiettivo è contribuire alla realizzazione del sogno di Einstein della Teoria del tutto in una singola equazione, che mostra l'unità di tutte le forze fondamentali nell'universo. Tiene conferenze in tutto il mondo ed è l'autore di moltissimi articoli scientifici riguardanti la fisica, nonché di nove libri tra i quali Iperspazio, best-seller a livello internazionale. E conduttore di un programma radiofonico settimanale in diverse emittenti radiofoniche in Giappone e i suoi commenti scientifici possono essere ascoltati in più di 60 stazioni nazionali. Ha pubblicato più di 70 saggi in riviste specializzate che trattano di argomenti quali la teoria della superstringa, della supergravità, della supersimmetria e di fisica adronica. E stato inoltre il primo a scrivere un trattato sulla supergravità conformale e la rottura della supersimmetria ad alte temperature.

sabato 13 novembre 2010

Ufo,avvistamento a Reggio Calabria la testimonianza di un meteo/climatologo


di Domenico Costantino – Peccato davvero non avere delle immagini o delle foto di questo avvistamento nella splendida cornice dell stretto di Messina. Protagonista e’ il mio capo redattore Peppe Caridi presidente di Meteoweb.it il portale del mediterraneo una persona che definirei speciale sia a livello umano che a livello di cultura, giovanissimo ma già laureato ed esperto meteo/climatologo, una persona che il cielo lo conosce benissimo , una persona che osserva il cielo ed i suoi fenomeni in maniera attentissima anche per questo definirei la stessa testimonianza piu’ che attendibile. ecco cosa mi scrive ieri scrive in una mail:

Reggio Calabria 12/11/2010

“A proposito di Ufo (in tutt’Italia e in tutto il mondo c’è, da giorni, un boom di segnalazioni di strani oggetti volanti) … stasera sono stato protagonista di un avvenimento incredibile

Prima, verso le 21:00, mentre giocavo a calcetto (in un campo che è vicinissimo alla pista dell’aeroporto di Reggio, quindi in cui siamo sempre abituati a vedere sfrecciare grossi aerei intorno a noi!), mi sono accorto di una stranissima luce rossa e rotonda sulla nostra testa, in rapido spostamento da nord verso sud. A nord c’erano lampi in continuazione per un forte temporale (tanta pioggia qui oggi, specie nelle zone tirreniche), e sembrava proprio un aereo per altezza e velocità, non fosse per il colore della luce, ROSSO FUOCO, mai visto in un aereo che ha sempre la luce normale “argentata”, trasparente, non so come si dice, comunque quella lì normale e non colorata.
Quando è passato sulla nostra testa, anche gli altri ragazzi si sono tutti fermati straniti a guardarlo, e uno quando gioca a calcio non è che si distrae e si ferma così facilmente perchè gioca ed è concentrato sulla partita (chi gioca lo sa bene), e abbiamo notato la forma rotonda e il colore molto acceso ma nulla più. Stavamo giocando e nonostante qualche secondo di incredulità, poi c’è stato il solito a dire “ma che cazzo fate è un aereo giochiamo” e abbiamo continuato a giocare (anche perchè non è che ci fosse altro da fare).

Era tutto finito e neanche ci pensavo più.
Ma stasera mi è successo di nuovo!!
poco fa, verso le 00:45, ero appena tornato a casa e sono salito in terrazza a controllare il pluvio (8mm da me! A Reggio centro 11mm, a pochissima distanza, centinaia di metri, eppure vicino al mare in questi casi piove mooolto di più!!). Mentre tornavo a casa, ancora in terrazza, mi accorgo in direzione sud/est di una luce molto forte, rossa, lo stesso rosso che c’era sul campo di calcetto, che prende rapidissimamente quota. sembrava un razzo che saliva terra-aria. E poi, arrivato a una certa quota, s’è fermato, s’è mosso verso ovest e sud/ovest. Sono corso sotto (abitiamo al 5° piano, l’ultimo) e ho trovato mia mamma e mio fratello davanti alla TV. Gliel’ho detto, ci siamo affacciati subito e l’hanno visto anche loro. Ho fatto un breve video col cel, ma la qualità è pessima e sicuramente non si vede nulla. Domani provo a caricarlo sul cellulare. Comunque dopo pochi minuti la luce è gradualmente sparita, come spegnendosi. L’avessi detto ai miei un minuto dopo, mi avrebbero preso per pazzo.

Mah.(Peppe Caridi)”

FONTE:http://www.domenicoblog.it/?p=3651#more-3651

fonte :http://noiegliextraterrestri.blogspot.com/

giovedì 11 novembre 2010

Dal pensiero positivo al pensiero creativo

HO TROVATO GIROVAGANDO SUL WEB UN POST-ARTICOLO DAVVERO INTERESSANTE CHE PARLA DELL'IMPORTANZA DEL PENSIERO CREATIVO IN NOI... VI INVITO A LEGGERLO E' UN RIASSUNTO MOLTO CHIARO ED ESPLICITO,ANCHE SCRITTO CON TERMINI SCORREVOLI E COMPRENSIBILI SU CIO' CHE STIMOLA E AIUTA LA CREATIVITà IN NOI E AIUTA IL NOSTRO BENESSERE INTERIORE.

buona lettura :
Dal pensiero positivo al pensiero creativoCome migliorare la propria vita, modificando il proprio sistema di pensiero
Il Pensiero Positivo nasce come esigenza di modifica e di miglioramento della qualità della vita che può avvenire in noi attraverso l'osservazione dei nostri pensieri.
La nostra mente lavora in continuazione seguendo degli schemi appresi dall'ambiente circostante, famiglia, scuola, lavoro, amicizie. Spesso però questi schemi causano un pensiero limitante che può condurre anche a degli stati di sofferenza in quanto non offrono degli spunti positivi riguardo alla vita.
Quante volte la sera al ritorno dal lavoro, o comunque al termine di una giornata si passa in rassegna quello che è successo ma di questo si ricorda solo gli eventi negativi, di tensione?Anche questo è uno schema, pensare alle sole cose negative, e come schema può essere sostituito da uno migliore e più "CREATIVO" per la nostra esistenza.
Questi appunti sul modo di pensare sono una considerazione e non una critica a noi stessi. Uno dei concetti essenziali consiste nell'amare noi stessi, per quello che siamo, considerando che ogni cosa che abbiamo fatto fino ad ora era la migliore che potevamo fare in quel momento in base all'esperienza maturata.
Accettare questo ci permette di non auocriticarci, e di far giungere una maggior consapevolezza di prosperità nella nostra vita.Come potrete leggere ne "
I Punti di Forza" ognuno è responsabile delle proprie esperienze, e siccome ogni nostro pensiero crea il nostro futuro, possiamo fin d'ora provare a modificare gli schemi mentali a cui abbiamo ricorso fino
Molti avranno visto il film "L'attimo fuggente" e sicuramente ricorderete la scena degli allievi che salgono sopra la cattedra per avere un altro punto di vista. Trovare altri punti di vista significa rendere creativo ogni nostro pensiero e ogni nostro istante.Per questo motivo molte persone che conoscono il pensiero positivo sono spinte attualmente a denominarlo CREATIVO, primo perché così si esce da una connotazione dualistica positivo-negativo secondo perché si dà al pensiero un'impronta neutra ma non limitante: creativo...
creativo di ciò che si ritiene utile ed importante per noi stessi. Lasciamo aperta la porta alle nostre enormi potenzialità, e ci accorgeremo che la nostra vita può guarire!
Una volta un amico disse parlando di una sua situazione: Questa è l'unica cosa bella di questo periodo.
Perché non dire: Questa è la prima cosa bella di questo periodo!Non è mancanza di realismo, è semplicemente lasciare aperta la porta ad altre possibilità... la nostra mente riceverà così un messaggio creativo, apportatore, di nuove opportunità, invece di quello limitante.
Provando solo a cambiare questa frase potremmo comprendere che dietro al concetto: questa è l'unica cosa bella..., si potrebbero nascondere in realtà altre situazioni, altre emozioni, quali ad esempio quella di non meritare altre cose belle!
Cercando in ogni istante di essere coscienti di ciò che si pensa. Possiamo lavorare oltre che sul nostro aspetto mentale anche su quello emozionale, liberandoci così dei vecchi pensieri limitanti e creare in ogni secondo un miracolo nella nostra vita.


IL LEGGENDARIO GEORGE ADAMSKI


La leggenda di George Adamski. Alla scoperta del capostipite dei "contattisti".


dall'articolo di Roberto PinottiÈ considerato il capostipite dei "contattisti", ed anche il più discusso.Per Adamski si arrivò a creare, negli Stati Uniti il neologismo: "contactee", in italiano "contattista", per indicare "chi dice di aver avuto un contatto con i piloti dei dischi volanti".Ci si chiede se i suoi "contatti" sono realmente avvenuti e se i sei testimoni, che vi avrebbero assistito (le due coppie di coniugi George Hunt e Betty J. Williamson, Alfred C. e Betty M. Bailey, oltre a Lucy McGinnis ed Alice K. Wells), hanno dichiarato la verità.Nel libro "The Saucers Speak" ("I dischi parlano"), sono trattati i contatti radio stabiliti prima e dopo il famoso 20 novembre 1952, proprio dai coniugi Williamson e Bailey, insieme agli studenti Betty Bowen e Ronald Tucker.I contatti radio erano veri? Erano veri i calchi delle impronte che il presunto Venusiano avrebbe lasciato sul terreno, e le fotografie scattate, secondo Adamski, il 13 dicembre allo stesso veicolo atterrato 23 giorni prima a Desert Center mentre sorvolava la sua casa?Nessuna prova di carattere scientifico può documentare come reali gli avvenimenti descritti in "Flying Saucers Have Landed" (tradotto in italiano: "I dischi volanti sono atterrati"), il primo libro scritto da Adamski, nel 1955, insieme a Desmond Leslie.


PROVE CONTRO E PROVE A SOSTEGNO
L'organismo civile americano per lo studio degli UFO, NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phenomena) di Washington, non ha dato mai alcun credito a quanti hanno affermato di essere entrati in contatto con presunti extraterrestri.Nel classico "The UFO Evidence" leggiamo a proposito delle foto adamskiane:«A causa dei trascorsi del sig. Adamski, sedicente professore di filosofia mistica orientale (la cui validità gli sarebbe stata in seguito confermata dai suoi "extraterrestri") e per almeno una sua affermazione dimostratasi del tutto falsa in seguito alle indagini del NICAP, le sue fotografie sono considerate dubbie».Fra i detrattori di Adamski:Lo scrittore Frank Edwards, che identificò il "ricognitore venusiano" di Adamski, nella "parte superiore di un aspirapolvere", fabbricata nel 1937.L'USAF, l'aeronautica Militare statunitense, che riconobbe "la parte di un umidificatore di tabacco".Altri detrattori vollero vedervi un "lampione stradale"… A favore di Adamski:L'operatore cinematografico di Hollywood, Marley, il quale non esitò a definire le foto autentiche.J.N. Mansour, della Jetex Ltd., ditta produttrice di aeromodelli, esaminò i negativi originali e la macchina fotografica montata sul telescopio di Adamski e confermò che l'oggetto delle foto non era un modello ma sembrava delle dimensioni dichiarate dall'autore: almeno 10 metri e mezzo di diametro.

IN MOLTI LUOGHI SI VEDONO UFO DELLO STESSO TIPO
UFO dello stesso tipo di quello descritto in "I dischi volanti sono atterrati" furono segnalati da altre parti:Nell'ottobre del 1953 su Norwich (Inghilterra), l’astrofilo Potter della British Astronomical Association effettuò l'osservazione di un ordigno che descrisse come l'esatta riproduzione (rovesciata dal telescopio con cui la vide) della macchina di Adamski.Nel 1954, il tredicenne Stephen Darbishire di Coniston (Inghilterra) fotografò un UFO che volava su una collinetta. L’immagine mostrava un oggetto brillante dai contorni indistinti.Una proiezione ortografica, eseguita dall'ing. Leonard Cramp, confermò che gli oggetti delle foto di Coniston e di Adamski erano delle medesime proporzioni.Il NICAP affermò: "Non sembra evidente alcun motivo per un trucco…"L'ufologo spagnolo Antonio Ribera, si è chiesto: "Cosa c'è di vero nel caso Adamski?"La cosa più sensata è credere, per il momento, nell'autenticità delle fotografie, tanto di George Adamski che di Stephen Darbshire e ipotizzare che queste abbiano ispirato al primo le sue fantastiche storie sui Venusiani.Sempre secondo Ribera, un'altra osservazione sembra costituire una nuova conferma all'autenticità:Il 15 settembre 1965, dalle cinque alle otto di sera, furono visti su Santa Coloma (Andorra) e così pure dalla vicina Engordany, due UFO del "tipo Adamski" (con le tre sfere o "dispositivo di atterraggio" nella parte inferiore e a forma di campana) posti uno sopra l'altro, che improvvisamente partirono verticalmente a gran velocità...Probabilmente, Adamski ha costruito una storia fantastica su un episodio autentico…In "I dischi volanti sono atterrati", però, Adamski dichiara che il decollo del "disco" da Desert Center doveva essere stato osservato da aerei militari in volo sulla zona, facendo riferimento ad un B-36 dell'USAF.In una lettera inviata il 3 Agosto 1956 dal Centro Informazioni Aereotecniche della base USAF di Wright-Patterson al cittadino Richard Ogden, si ha la conferma delle segnalazioni di un UFO da parte di un pilota militare, sulla zona di Desert Center, appunto il 20 novembre 1952.Un altro elemento, che potrebbe riferirsi direttamente al presunto contatto nel deserto, è il misterioso scritto avuto da Adamski, a suo dire, il 13 dicembre 1952.Gli stranissimi segni impressi sulla pellicola sono stati da molti indicati come uno spettacolare ma ingenuo falso.Nel 1949-50, il noto archeologo ed esploratore professor Marcel Homet, nelle impervie regioni del Brasile nord-orientale, aveva scoperto un ciclopico blocco roccioso ovoidale coperto da numerosi indecifrabili gruppi di ideogrammi: la Petra Pintada, frutto di un'ignota cultura preincaica.Il professor Homet elaborava il materiale raccolto nel volume "I figli del sole", mentre Adamski pubblicava "I dischi volanti sono atterrati".Uscito il libro di Homet, si costatò che gli ideogrammi erano gli stessi sia nella "Petra Pintada" sia nel messaggio adamskiano.Non era pensabile che Adamski potesse essere venuto a conoscenza delle scoperte del professor Homet.


A BORDO DEI DISCHI VOLANTI
Nel 1955, uscì un secondo libro: "Inside the Space Ships" (tradotto in italiano: "A bordo dei dischi volanti"); dove Adamski affermava di essere stato avvicinato da emissari di extraterrestri nel febbraio del 1953, a Los Angeles, in California. I suoi contatti sarebbero avvenuti con un gruppo di piloti, a loro dire originari dei pianeti Venere, Marte, Saturno.Adamski sarebbe stato portato, con degli apparecchi dello stesso tipo di quello da lui fotografato, a bordo di due gigantesche astronavi madri cilindriche orbitanti intorno alla terra. Qui egli avrebbe parlato a lungo con alcuni piloti (in particolare "Firkon" di Marte e "Ramu" di Saturno) e anche con il Venusiano "Orthon" incontrato il 20 novembre 1952; in seguito avrebbe parlato con due "Maestri" o "Saggi".Adamski affermò che tutti gli extraterrestri dimostrarono di avere delle facoltà telepatiche e di conoscere molto bene la lingua inglese.George Adamski nel libro descrive degli esseri molto superiori agli uomini della Terra, sia fisicamente sia spiritualmente; descrive con convincente efficacia alcuni aspetti della loro vita, la tecnica avanzatissima, gli eccezionali poteri psichici; parla della loro scienza, della filosofia sulla reincarnazione e dell'intima, gioiosa visione della vita, rivolta a una maggiore conoscenza della Creazione, dell’Uomo e dell'Ente Supremo.Nel libro si legge che:- Il nostro Sistema Solare sarebbe composto di più di nove pianeti, con condizioni ambientali, per molti di essi, non molto diverse da quelle della Terra.- I principi del bene e del male sarebbero universali.- La razza umana, adattatasi alle particolari condizioni ambientali di ciascun pianeta abitabile, sarebbe diffusa in gran parte della nostra Galassia.È descritta anche quella che sarebbe la storia dimenticata delle origini dell'uomo.Secondo Adamski, la specie umana sarebbe di origine extraterrestre e la Terra sarebbe solo uno dei tanti pianeti colonizzati. Sulla Terra - gli avrebbero rivelato i Fratelli (così da lui definiti) - si sarebbero stabiliti in epoche antichissime alcuni nuclei provenienti da diversi sistemi solari. Gli sconvolgimenti geologici, che fecero spesso a cambiare completamente l'aspetto della superficie terrestre portando interi continenti, come Atlantide, ad essere sommersi, li avrebbero successivamente distrutti e dispersi.I pochi superstiti, resi barbari e degenerati, al colmo dell'abbrutimento, potrebbero essersi anche uniti a specie umanoidi autoctone, forse in fase di evoluzione dalle scimmie antropoidi, dando così origine a razze inferiori ibride, erroneamente considerate i vari "anelli" della "evoluzione" umana.

Questo tipo di astronave viste da George Adamski che vengono rappresentate  anche nei cartoni animati.

LA TERRA: UNA PRIGIONE PER EXTRATERRESTRI
Sulla Terra, considerata ormai un pianeta inadatto alla colonizzazione, sarebbero stati successivamente portati gruppi di elementi "indesiderabili" provenienti da vari pianeti: individui violenti che si sarebbero imposti agli ibridi terrestri che, con l'ignoranza propria dei primitivi, videro in essi degli dei.Talvolta, sarebbe avvenuto l'intervento di "squadre di vigilanza", ma in generale, gli extraterrestri si sarebbero limitati a semplici azioni di ricognizione sistematica, senza interferire direttamente nelle nostre questioni.I progressi dell'uomo della Terra, nei campi della fisica nucleare e dell'astronautica, avrebbero indotto gli extraterrestri ad intensificare le loro azioni di controllo nell’immediato dopoguerra, portando non pochi di loro ad operare segretamente fra noi, servendosi di basi d'appoggio nascoste.La "Confederazione", di cui farebbero parte i mondi abitati del nostro settore galattico, pur deprecando il nostro tipo di civiltà ed in modo particolare la guerra e l'applicazione bellica dell'energia nucleare, non sembrerebbe intenzionata ad interferire, in nome del libero arbitrio; ma ci lascerebbe libertà nelle nostre azioni, purché queste ultime non si dimostrino pericolose per l'equilibrio del Sistema Solare o rivolte ad un olocausto nucleare con la distruzione della Terra.Un contatto con loro non ci sarebbe assolutamente imposto, per evitare il trauma del confronto fra la nostra realtà e la loro: le popolazioni della Terra sarebbero impreparate ad un evento simile.





UN "PREDICATORE" PER TUTTA LA VITA.
Ray Palmer, editore americano del Wisconsin, alcuni anni dopo la pubblicazione di "I dischi volanti sono atterrati", affermò che Adamski gli aveva sottoposto nel 1943 un racconto avente la medesima trama del suo primo libro.Al posto del pilota Venusiano, però, dall'UFO discendeva Gesù Cristo.Palmer scrisse nel 1965:«Noi non abbiamo mai definito Adamski un bugiardo ed ancora oggi accettiamo la sua storia per vera, pur sapendo che egli non incontrò nessun venusiano nel deserto nel 1952, che le impronte di quest'ultimo sono una contraffazione, e che egli non è mai salito a bordo del "ricognitore" di Venere».Questa la sua conclusione:«Adamski aveva un esperienza, genuina in ogni dettaglio, da rendere nota, ma dovette fare uso della saga dei dischi volanti come di un mezzo atto a proclamare il suo messaggio».Adamski si dedicò completamente alla predicazione di tale "messaggio" di buona volontà dei "Fratelli" dello spazio, nonostante l'età avanzata.Per rispondere alle migliaia di lettere che gli erano indirizzate, scrisse l'opuscolo "Questions and Answers" e quindi il volume "Flyincy Saucers Farewell" (tradotto in italiano: "I dischi volanti torneranno"), poi ancora "Cosmic Philosophy", "Telepathy" ed uno "Science of Life Study Course" limitato ad una ristretta cerchia di discepoli.I fondi ricavati erano impiegati esclusivamente per alla sua predicazione.Nel 1959 in un viaggio nel mondo, per un cielo di conferenze sulle sue esperienze, fu ricevuto dalla Regina Giuliana d'Olanda. In seguito visitò la Scandinavia e creò un International Get Acquainted Program (IGAP).Nei giorni immediatamente precedenti la morte di Giovanni XXIII, ebbe un contatto con il Vaticano, contatto del quale non trapelò nulla.



UN INCONTRO SEGRETO CON PAPA RONCALLI.
Adamski avrebbe portato un messaggio per il Pontefice, messaggio che si limitò a consegnare nelle mani di Papa Roncalli.Giunto improvvisamente a Roma dagli USA e fattosi vivo con Lou Zinsstag, (una svizzera parente del caposcuola della psicanalisi post-freudiana Carl Gustav Jung,) e con il Console dottor Alberto Perego, egli fu visto entrare in Vaticano poco prima della morte del "Papa buono".La Segreteria di Stato di Sua Santità, successivamente interrogata dall'inglese Ronald Caswell in merito alla natura della presunta visita di Adamski a Papa Giovanni morente, comunicò testualmente all'interessato, che "non era possibile fornire le informazioni richieste".Rimane che Adamski sia giunto a Roma e ripartito dopo la visita in Vaticano, evitando qualsiasi pubblicità.Il dottor Roberto Pinotti (autore dell'articolo da noi qui ripreso N.d.R.), porta la sua testimonianza sull'episodio e sulla personalità di Adamski:«"Credo - scrisse Adamski in una lettera indirizzataci il 15 luglio 1964 - che il messaggio dei Fratelli per il Papa avesse a che fare con il suo successore, poiché quanto questi era il favorito di Papa Giovanni".Cattolico praticante, Adamski vide nell'ecumenismo conciliare la migliore conferma della sintesi fra cristianesimo ed esoterismo orientale che, in un clima evangelico e comunitario, aveva perseguito fin dagli anni Trenta col suo "Ordine Reale del Tibet": una sintesi che a suo dire si identificava con la visione del mondo degli Extraterrestri.Gentile, preciso e telegrafico nelle risposte agli interrogativi che gli ponevamo periodicamente nelle nostre lettere, a conferma del contenuto dei suoi libri, Adamski dimostrò di essere dominato, negli ultimi anni della sua vita, da una problematico di carattere esistenziale e spirituale, più che di tipo scientifico».Nel 1961 Adamski dichiarò di essere stato portato su Venere e di avervi incontrato la moglie Mary scomparsa qualche anno prima, reincarnata in una bambina venusiana.I "Fratelli", rispondendo in tal modo ai suoi dubbi circa la realtà dell'immortalità e della reincarnazione dell'anima, si trasformarono così per lui in una sorta di "guide spirituali".Non era finita.Dopo Venere, Saturno: dal 27 al 30 Marzo 1962, Adamski affermava di esservi rimasto, quale osservatore, nel corso di una riunione dei 12 consiglieri del nostro Sistema Solare.A questo punto era sempre più difficile seguirlo.


FENOMENI MEDIANICi
Nel 1964, il suo ex-segretario C.A. Honey scrisse:«Le affermazioni di Adamski, circa il suo viaggio su Saturno, sono in completo accordo con le esperienze dello stesso tipo che i sensitivi (medium) riferiscono ogni giorno. Un'altra ragione per cui credo che egli si sia ingannato, pensando di avere fatto un viaggio sul piano fisico, è che egli cominciò a fare ricorso alla trance medianica circa due anni fa…»Concludendo:«Reputo che i Fratelli lo abbiano sotto controllo ipnotico. Penso che il suo viaggio su Saturno si sia compiuto nello stesso modo».Ci si chiede così se all'origine delle presunte esperienze di Adamski non vi siano stati dei fenomeni soggettivi di bilocazione, ma tutto ciò porta in una dimensione inesplorata e poco controllabile.Si ritiene che Adamski avesse delle facoltà telepatiche.Nel 1959, subito dopo l'udienza avuta dalla Regina Giuliana d'Olanda, Adamski si fermò a Roma dove fu ricevuto all'aeroporto dal console Alberto Perego, noto studioso della questione degli UFO.Mario Maioli confermò a Roberto Pinotti che Adamski dimostrò di possedere delle facoltà inconsuete.Adamski, Perego e Maioli erano stati a cena al ristorante, discutendo delle presunte esperienze di Adamski. I tre uscirono dal locale e si resero conto che sarebbe stato impossibile, ad un'ora simile, trovare un taxi. "Seguite me", disse Adamski ai suoi accompagnatori, "il taxi è da questa parte!". Sicuro di sé, come se avesse conosciuto Roma da sempre, Adamski si avviò per un dedalo di vicoli e strade finché, indicando una certa auto, esclamò: "Ecco il nostro tassista!", "Ma è un'auto privata, che fa?", obiettò Maioli. "...Ma er mestiere mio è proprio questo!", disse il conducente in romanesco. "Puro noi abusivi avemo da magnà... Su, venite..." Perego e Maioli si guardarono allibiti.All'uscita del ristorante Adamski aveva "sentito" telepaticamente il pensiero di quell'abusivo?La figura di quest'uomo costituisce un vero e proprio caso limite; chi lo vuole profeta, chi impostore, chi visionario.Una cosa però è certa: se mai egli avesse voluto un epitaffio in grado di rendergli giustizia sulla propria tomba, probabilmente nessuna frase sarebbe stata più indicata delle frasi contenute nel quarto capitolo di "Inside the Space Ships", intitolato "Il mio primo sguardo allo spazio" e riferite al primo viaggio compiuto dall'autore a bordo di un "disco volante":«...Ebbi una certa sorpresa nel costatare come lo sfondo dello spazio interplanetario sia totalmente nero. Nondimeno, mi resi subito conto che qualcosa stava accadendo tutt’intorno a noi, come se miliardi e miliardi di lucciole stessero svolazzando ovunque, muovendosi in tutte le direzioni, appunto come fanno le lucciole. Soltanto, erano di diversi colori, come in un gigantesco spettacolo di fuochi d'artificio, che era però di una tale bellezza da incutere un riverente timore…»Nel suo libro, apparso in America nel 1955, Adamski aveva descritto le cosiddette "lucciole spaziali", osservate dai nostri astronauti in orbita intorno alla Terra e delle quali mai si poteva sospettare l'esistenza prima del 1961.IL VENUSIANO ADAMSKIAntonio Ribera ha scritto:«La principale obiezione che muoviamo al bel venusiano di Adamski, è proprio la sua bellezza tanto venusiana. Però, analizzando più dettagliatamente la questione, abbiamo scoperto anche di più: che l'essere dello spazio tanto bello è lo steso Adamski, idealizzato. È una proiezione, un'incarnazione degli ideali di questo filosofo pacifista con atteggiamenti da vegetariano e da teosofo.Il suo venusiano è un Adamski biondo come era lui, però più giovane, più bello e che predica la pace e la fine della corsa agli armamenti atomici.I suoi propositi innegabilmente buoni fanno sì che gli si possa perdonare, in parte.Probabilmente, Adamski creò il suo mito basandosi su qualche fatto reale: l'osservazione di un UFO, le sue fotografie. Se il suo venusiano non gli somigliasse tanto, fino a sembrare quasi un suo figlio spirituale, crederemmo di più in lui. Però Adamski si è portato il suo segreto nella tomba, morendo il 23 Aprile 1965 di un attacco cardiaco nell'ospedale di Washington. Riposi in pace».
SEPOLTO NEL CIMITERO DEGLI EROI
Ma perché ad Arlington, il cimitero degli eroi?Adamski aveva prestato servizio militare di leva, durante la Grande Guerra "imboscato" in cavalleria lungo il confine messicano. Quale servizio reso alla nazione gli si riconosceva accogliendone i resti ad Arlington?Ancora il dottor Roberto Pinotti ricorda:«Egli, dal canto suo, difese il suo primato: nelle numerose lettere indirizzateci nei due anni (dal 1963 al 1965) in cui siamo stati in rapporto epistolare, "GA" bolla con pesanti giudizi tutti gli altri contattisti americani e di altri paesi venuti alla ribalta nella sua scia, invitando a diffidare, in particolar modo, di quanti - per i loro pretesi contatti - facciano sistematicamente ricorso a fenomeni di ordine medianico e di quanti credono di ricevere messaggi "telepatici". Adamski, infatti, lo si consideri un abilissimo imbroglione od un fedele testimone, fa invariabilmente parlare i suoi extraterrestri, limitandosi solo a prendere atto delle loro rivelazioni e senza anzi mancare di rivelare come i suoi amici sembrassero talvolta volergli nascondere qualcosa: "Avvertii - leggiamo nel capitolo nove di "A bordo dei dischi volanti" che vi potevano essere delle cose che essi non intendessero farmi vedere...»E se Adamski fosse stato ingannato dai suoi interlocutori anche sul loro luogo di provenienza...?Leon Davidson, ha ravvisato nei "piloti" di Adamski dei terrestri, agenti della CIA, con l'incarico di presentarsi come originari di mondi inabitabili, con lo scopo di dare origine a testimonianze non credibili e quindi false; per gettare discredito sulla questione degli UFO e sulla loro origine extraterrestre.Adamski, dunque, come strumento di controinformazione sugli UFO.Una lettera del 1957, in fotocopia, fu fatta pervenire da Adamski al dottor Roberto Pinotti.Nella lettera, indirizzatagli su carta intestata del Dipartimento di Stato da un certo R. E. Straith al quale non fu più possibile risalire; si dice al "contattista" di proseguire il suo operato.Adamski lo ha fatto, autentico o falso che fosse l'invito.Come afferma Aimé Michel, nessuno più di lui - in buona fede o no - ha contribuito a complicare il già complesso quadro dell'ufologia, screditando nel contempo l'intera questione agli occhi di quegli studiosi che avrebbero potuto e dovuto dare un contributo notevole alla sua soluzione.In ogni caso, George Adamski ha acquisito un posto di primo piano nella storia del fenomeno UFO.
fonte:http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/nu02_01i.htm
fonte:Notiziario UFO - n. 2 (Settembre - Ottobre 1995)

domenica 7 novembre 2010

UFO Discovery STS 133


White orbs appeared around Discovery 09:00 EST November 5,2010 Mission was scrubbed minutes later.
sfere di luce bianche sono apparse intorno alle 09:00 Il 5 Novembre 2010 la missione nello spazio è stata rinviata qualche minuto più tardi.